martedì 3 settembre 2013

Costruire.

Sono a Londra da circa 37 giorni, ottocentonovanta ore, 53280 minuti.
Giorni allegri altri più tristi in cui la malinconia ha preso il sopravvento. Giorni in cui sentivo tutti distanti, altri in cui è bastata una chiacchierata per sentire il calore delle persone a me più care. Giorni stressanti, altri totalmente rilassanti. Giorni in cui si usciva per una birra in centro ripromettendosi di tornare a casa presto ma misteriosamente si rincasava alle otto del mattino per poi trovarsi a lavoro a mezzogiorno. Giorni in cui i pensieri mi hanno divorato, altri in cui man mano, da sola, ho imparato a scioglierli e a sentirmi libera e leggera. Giorni in cui mi sono lasciata andare, in cui la follia più arguta ne diveniva il motore. Giorni in cui avrei desiderato abbracci, di quelli forti che ti fanno mancare il respiro, di quelli che puoi ricevere solo da chi è parte del tuo cuore, da chi per te si chiamerà per sempre "Casa" ovunque tu sia, di quelli che puoi forse ricevere solo da chi conosce il come ed il perché tu sia finita lì, di nuovo, in quella parte del mondo in cui tutto cambia rapidamente nonostante l'aria che si respiri sia in fondo sempre la stessa, perché in fondo conoscono il tuo obiettivo forse: cambiare pur restando te stessa, o meglio forse, cambiare cercando di essere finalmente te stessa. Giorni di caos, fumi e ceneri, altri in cui ho spazzato via le ceneri per seminare nuove idee che mi avrebbero portato verso strade diverse, verso forse ciò che ho da sempre desiderato, cercando di mettere ordine e partorendo un pensiero: tutto è possibile, se solo lo si vuole abbastanza, se solo ci si crede.
Allora forse non importa il come, il quando ed il perché delle cose.
Non importa il silenzio alla domanda "cosa farai?quando torni?"
Non conta il restare o andare via.
Non conta il programmare strade "obbligate" dal cervello ma "vietate" dal cuore.
Contano le possibilità che il caso può offrire, ma molto più spesso quelle che noi dovremmo costruire, pagando talvolta il prezzo del sacrificio e della solitudine.
Conta il sentirsi pienamente se stessi, pagando talvolta il prezzo del coraggio di lasciare andare per guadagnarne la freschezza del vento, la libertà di scelta.
Così forse si può provare ad essere felici: demolisco e dal niente costruisco.


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